Perché il Green fatica a decollare nel settore odontoiatrico.

Scarsa sensibilità o incapacità di costruire modelli sostenibili?

La sostenibilità ambientale è uno dei temi principali che dominano il dibattito economico e industriale del nostro pianeta. Dalle grandi aziende multinazionali ai consumatori, passando per le istituzioni europee, il tema “green” è ormai entrato stabilmente nelle strategie di sviluppo di numerosi settori e nel dibattito quotidiano.

Eppure, osservando il mondo odontoiatrico, viene spontanea una domanda: perché le tematiche ambientali faticano ancora a trovare una reale diffusione, sia nella scelta dei prodotti sia nelle pratiche operative quotidiane?

La risposta probabilmente non è unica. Sarebbe infatti troppo semplice attribuire tutto a una presunta mancanza di sensibilità degli operatori del settore. Più realisticamente ci troviamo di fronte a un insieme di fattori di diverso tipo: culturali, economici ed organizzativi che rendono difficile trasformare la sostenibilità da principio condiviso a comportamento concreto.

Un settore che produce consumi

L’odontoiatria moderna è fortemente basata sull’utilizzo di materiali monouso, packaging, processi di sterilizzazione, trasporti ed apparecchiature tecnologiche. Molte di queste attività rispondono ad esigenze di sicurezza sanitaria, controllo delle infezioni e tutela del paziente. Questo comporta inevitabilmente una produzione rilevante di rifiuti e un elevato consumo di risorse.

Proprio per questo motivo il settore potrebbe rappresentare un terreno ideale per sviluppare innovazioni sostenibili. Tuttavia, nella pratica, l’adozione di prodotti o processi green continua a essere relativamente limitata.

Il problema non è la sensibilità

Quando si parla con odontoiatri, distributori o produttori emerge generalmente una sensibilità crescente verso i temi ambientali. Sono pochi oggi gli operatori che sostengono apertamente l’irrilevanza della sostenibilità. La vera difficoltà nasce quando il principio deve trasformarsi in scelta operativa quotidiana. Se a un professionista viene proposto un prodotto più sostenibile ma significativamente più costoso, la decisione diventa più complessa. Se una soluzione green comporta tempi più lunghi, minore disponibilità o una diversa gestione organizzativa, il livello di accettazione tende a diminuire. In altre parole, la sostenibilità viene spesso considerata un valore importante, ma raramente rappresenta il principale criterio di acquisto.

Dove e quali sono i modelli concreti?

Forse la domanda da porsi non è se il settore sia sensibile al tema ambientale, ma se la filiera sia stata capace di costruire modelli realmente sostenibili e facilmente adottabili. Per molti anni il mercato ha continuato a proporre logiche basate principalmente su disponibilità immediata, consegne rapide e frequenti, ampiezza di assortimento e minimizzazione delle scorte. Sono modelli estremamente efficaci dal punto di vista del servizio, ma non sempre ottimali sotto il profilo ambientale. Se il cliente viene abituato a ricevere qualsiasi prodotto in 24 ore, anche per importi minimi, sarà difficile convincerlo successivamente a modificare il proprio comportamento.

Il caso emblematico dei trasporti

Uno degli esempi più evidenti riguarda proprio la logistica. Molti distributori effettuano consegne quotidiane o addirittura multiple nella stessa settimana presso gli stessi studi. Dal punto di vista ambientale il consolidamento degli ordini e la riduzione delle consegne potrebbero generare benefici significativi in termini di emissioni e ottimizzazione dei trasporti. Tuttavia, nessun distributore può affrontare questa sfida da solo. Per modificare il modello servirebbe una collaborazione tra tutta la filiera: produttori, distributori e clienti finali. Occorrerebbe passare da una logica del “tutto e subito” a una cultura della programmazione degli acquisti. Ma il mercato è realmente disposto a rinunciare a una parte della comodità attuale in nome della sostenibilità?

Il paradosso del prezzo

Esiste inoltre un evidente paradosso. Molti operatori dichiarano di sostenere politiche green, ma quando si trovano a confrontare due prodotti equivalenti, il criterio economico continua spesso a prevalere. La sostenibilità richiede investimenti, richiede ricerca, richiede nuovi materiali e richiede processi produttivi più evoluti. Tutto ciò genera costi che inevitabilmente si riflettono sul prezzo finale. Finché il mercato continuerà a premiare prevalentemente la soluzione economicamente più conveniente, molte iniziative ambientali faticheranno a raggiungere massa critica.

Una responsabilità condivisa

La sostenibilità, quindi, non può essere delegata a un singolo attore. I produttori devono investire nello sviluppo di materiali e packaging più sostenibili. I distributori devono ripensare modelli logistici, processi operativi e sistemi di consegna. Gli odontoiatri devono valutare l’impatto ambientale delle proprie scelte oltre al semplice costo di acquisto.

Le associazioni di categoria possono svolgere un ruolo fondamentale nella diffusione di linee guida, best practice e progetti condivisi. Senza una visione comune, ogni iniziativa rischia di rimanere isolata e destinata ad avere un impatto limitato.

Dalla sostenibilità come costo alla sostenibilità come valore

Probabilmente oggigiorno il principale ostacolo culturale consiste nel fatto che il green viene ancora percepito come un costo aggiuntivo anziché come un valore. Nei settori in cui la sostenibilità ha avuto maggiore successo, le aziende sono riuscite a trasformarla in un elemento distintivo della propria proposta. Il cliente non acquista semplicemente un prodotto più ecologico, ma sceglie di aderire a un modello valoriale e a una visione di lungo periodo.

Nel settore odontoiatrico questa narrazione è ancora debole. Spesso si parla di sostenibilità in termini tecnici, ma raramente si riesce a tradurla in benefici concreti e percepibili per professionisti e pazienti.

Guardare oltre il breve termine

La vera sfida dei prossimi anni sarà probabilmente questa: passare da una sostenibilità dichiarata a una sostenibilità praticata. Per riuscirci servirà una leadership che indirizzi in maniera decisa tutta la filiera. Sarà necessario guardare oltre gli interessi immediati e comprendere che alcune scelte, apparentemente meno efficienti nel breve termine, possono generare vantaggi collettivi nel lungo periodo. Forse il problema non è una mancanza di sensibilità. La crescente attenzione verso i temi ambientali dimostra il contrario.

La vera questione è capire come portare il settore ad essere pronto a costruire modelli economici, logistici e commerciali che rendano la sostenibilità semplice da adottare, conveniente da perseguire e capace di creare valore per tutti gli attori della filiera. In questo senso è fondamentale che le associazioni di categoria dei produttori, dei distributori e dell’odontoiatria si impegnino ad avviare un tavolo di confronto per tracciare le linee guida ed il piano per il futuro.

Solo allora il Green potrà smettere di essere un tema di discussione ed iniziare a diventare una pratica quotidiana dell’odontoiatria moderna.

Autore:  Dino Porello, Presidente Ancad