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27/09/2016

Un questionario online ... e adesso?

Immaginate…

La segretaria della vostra azienda inoltra una e-mail che è arrivata all’indirizzo e-mail info. E ’stata inviata dalla Direzione Generale della Commissione europea per la concorrenza e contiene un link ad un questionario online per delle informazioni. Si apre il ’eQuestionnaire’ con la login e la password che hanno fornito. Si vede che contiene non meno di 77 domande alle quali bisogna rispondere entro due settimane. Molte delle domande richiedono dati dettagliati circa la vostra azienda e la conoscenza del mercato internazionale. Trovate il tutto un po ’. . . inquietante. Molto inquietante, in realtà. Avete ancora dieci giorni per entrare, e l’eQuestionnaire rileva che la vostra azienda rischia di incorrere in una multa per le risposte errate o fuorvianti.

 

Una breve precisazione.

Il diritto europeo della concorrenza attribuisce alla Commissione il potere di richiedere alle singole imprese o alle associazioni di impresa tutte le informazioni necessarie per condurre un’indagine.

In ogni fase delle indagini, la Commissione può richiedere informazioni alle aziende che formano l’oggetto di suddetta indagine (ad esempio, un’indagine sul cartello o su un abuso di posizione dominante). Tale richiesta può anche essere indirizzata ad aziende che non sono esse stesse oggetto di indagine (ad esempio, clienti o fornitori). Quindi, il fatto che si riceva una richiesta in tal senso, non significa necessariamente che è stata avviata un’inchiesta contro la vostra azienda.

Ci sono diversi tipi di richieste di informazioni, che vanno da una semplice richiesta (ad esempio, una o più domande inviate per e-mail) ad una richiesta formale di informazioni che è nata dalla decisione della Commissione. Una società deve rispondere ad una richiesta formale di informazioni, ma almeno in teoria è libera di decidere se rispondere o meno ad una semplice richiesta.

Si noti, tuttavia, che, se una società non riesce a rispondere ad una richiesta semplice, il fatto potrebbe essere interpretato come un segnale che la società non è disposta a collaborare con la Commissione. La Commissione può quindi decidere di inviare una richiesta formale di informazioni, a cui l’azienda dovrà poi rispondere. . .

Ogni richiesta di informazioni contiene un termine di scadenza. Una società che non risponde a una richiesta formale di informazioni entro il termine indicato può incorrere in una multa di al massimo l’1% del fatturato totale realizzato nel corso dell’esercizio precedente. Questa multa può essere imposta anche ad una società che ha fornito informazioni inesatte o fuorvianti alla Commissione, sia in relazione ad una    richiesta formale o informale. E’ inoltre possibile una multa predefinita al giorno per tutti i giorni successivi al termine fissato per una richiesta formale.

Di solito la richiesta contiene domande su business della società, fornitori, concorrenti, clienti o sul settore in generale. La Commissione chiede di solito anche circa la produzione di documenti specifici. Queste richieste possono variare da informazioni relativamente limitate (ad esempio, contratti specifici) a informazioni molto più lunghe e dettagliate (ad esempio, specifiche operazioni della società in diversi Stati membri per un periodo di diversi anni).

 

Le informazioni richieste devono essere sempre necessarie al fine delle indagini della Commissione, che, pertanto, deve indicare tale scopo con un ragionevole grado di precisione nella richiesta di informazioni. Altrimenti, la società non può determinare se la richiesta di informazioni è di fatto necessaria, e la Corte di giustizia europea non è in grado di esercitare il suo controllo giudiziario.

 

Concretamente

-La migliore linea di azione è quella di collaborare il più possibile con la Commissione, indipendentemente dal fatto che si tratti di una richiesta semplice o formale.

-Passare subito la richiesta al dipartimento legale, in grado di coordinare la risposta, insieme o no, a consulenti legali esterni.

-Distribuire i compiti e verificare se il termine di risposta è fattibile per il personale coinvolto. Se necessario, è possibile inviare una richiesta motivata di proroga del periodo di risposta.

-Verificare se è possibile fornire la portata delle informazioni richieste nel formato proposto dalla Commissione. In generale, la Commissione è disponibile a consulti circa la portata e il formato delle informazioni da presentare.

-Rimanere consapevoli del fatto che, nel rispondere alle domande circa il settore e il mercato di riferimento, che si sta adottando una posizione specifica. Se si desidera lasciare quella posizione in un secondo momento, si dovrà giustificare il cambiamento.

-Bisogna sempre presentare una versione riservata e una pubblica della risposta.

-Quando si tratta di emissione di richieste di informazioni, le autorità nazionali garanti della concorrenza hanno poteri che sono paragonabili a quelle della Commissione. Anche in questo caso, la regola generale è: cooperare con l’autorità garante della concorrenza.

 

Voglio saperne di più?

-Il potere della Commissione di richiedere informazioni dalle società si fonda sull’articolo 18 del regolamento (CE) n. 1/2003. Le multe possono essere trovate negli articoli 23 e 24 dello stesso regolamento.

-È possibile trovare informazioni pratiche sulla eQuestionnaire a :  http://ec.europa.eu/competition/mergers/equestionnaire_en.html

-In una sentenza del 10 marzo 2016, nella causa C-247/14 P HeidelbergCement AG contro Commissione, la Corte di giustizia europea per la prima volta ha annullato una decisione della Commissione di fare una richiesta formale di informazioni, tra l’altro, a causa della eccessiva breve, vaga e generica natura della sua motivazione.


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