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15/10/2016

Mi hanno tolto i denti senza alcun motivo.

Le accuse di una paziente al centro Dentalpro per un intervento costato 15.660 euro. La società si difende: “L’intervento era necessario”

«Uscendo dal supermercato, mi sono fermata con mio marito a fare una panoramica gratuita ai denti. Pensavo fosse vantaggioso. Subito dopo l’esame, il dottore mi ha detto che dovevo togliere tutti i denti, perché avevo una grave infezione. A sentirlo rimasi molto scioccata e gli chiesi se non fosse possibile salvarli. Mi rispose che al massimo avrei potuto salvarne uno, ma dovevo decidere in fretta, perché era in gioco la mia salute. Così, dopo pochi giorni vissuti in preda all’angoscia, accettai, pagando subito una parcella di 15660 euro. Metà utilizzando i risparmi di famiglia, e metà con un finanziamento in banca. È stato il più grosso errore della mia vita». 

 

È iniziato così, con un check-up gratuito, il calvario della signora Giovanna, 57 anni, che dopo un anno di dolori lancinanti in bocca e 14 chili in meno per l’impossibilità di nutrirsi regolarmente, è stata costretta a rivolgersi ad un nuovo dentista, scoprendo che quelle estrazioni effettuate da un medico nel centro Dentalpro di Collegno, all’ingresso del centro commerciale «La Certosa», sarebbero state ingiustificate. Assistita dall’avvocato Renzo Capelletto, ha presentato un esposto in procura per lesioni gravissime, ravvisando anche altre ipotesi di reati, come ad esempio l’esercizio abusivo della professione, in quanto gli accertamenti radiodiagnostici, a suo dire, sarebbero stati effettuati da un’addetta commerciale. Ipotesi che dovranno essere valutati dalla procura, s’intende. 

 

Ma, stando ai riscontri medicolegali allegati alla denuncia, l’intrevento sarebbe consistito in «un’estrazione ingiustificata di 20 denti con la totale mutilazione dell’organo della masticazione». A firmare la consulenza è il dottor Mario Marcellino, un decano dei dentisti torinesi, da sempre in lotta contro «ciarlatani» e «pratiche scorrette». Secondo il medico, che ha preso in carico la paziente, la prima panoramica avrebbe evidenziato «una diffusa recessione ossea orizzontale» sintomo di una «parodontopatia pregressa o in atto e abbastanza in linea con l’età del soggetto». E aggiunge: «In tutta la modulistica non c’è traccia di riscontro diagnostico che giustifichi un intervento così mutilante». Perché allora? «In questi centri dove si accalappiano clienti panoramiche omaggio - dice - l’obiettivo non è la cura ma il business. E “cavare” i denti, per poi inserire una protesi, è più semplice e redditizio che curarli». Ma non è che si teme la concorrenza? «No. La concorrenza la fanno i colleghi dell’est, che hanno costi minori, ma non in questi centri, dove i prezzi sono in linea con i tariffari. Qui il punto è che si fa politica commerciale in campo medico. Paradossalmente, se la signora non avesse avuto problemi di salute, nessuno si sarebbe accorto dell’inutilità dell’intervento». 

LA DIFESA  

«Queste accuse - afferma l’avvocato Attilio Zuccarello, legale di Dentalpro - si basano su un parere di parte. Di questo caso ce ne stiamo occupando da mesi, dopo i reclami della signora, e il nostro parere professionale arriva a conclusioni diametralmente opposte. Vorrà dire che un tribunale valuterà le due perizie e si vedrà quale di queste è la più fondata». E aggiunge: «Di una cosa siamo certi: la panoramica è stata fatta da personale medico e non da un’addetta del settore commerciale, che si limita a spiegare il piano di cura. Queste sono illazioni». Anche dalla clinica respingono le accuse: «Per gli esami clinici seguiamo protocolli rigidissimi, inoltre il dentista che ha preso in cura la signora è un professionista in regola, di comprovata esperienza».  

 

«Siamo sempre a disposizione per risolvere qualunque problema possa sorgere - aggiungono da Dentalpro -. Nello specifico, il nostro dentista segue centinaia di pazienti tutti con piena soddisfazione e dentalpro oltre 100.000 pazienti a testimonianza della nostra professionalità. Inoltre seguiamo al 100% le leggi e i protocolli di qualita’ e vigiliamo con grande attenzione, pertanto diffidiamo dall’accusare personale non medico di aver svolto compiti diversi dalle proprie competenze».

Fonte: La Repubblica Torino

Per l’implantologia i pazienti scelgono le Catene. Quando inserire un impianto può essere considerato clinica oppure "mercato"

La notizia della pazientea cui sono stati estratti 20 denti riabilitandola poi con impianti, data dal quotidiano La Stampa, riporta d’attualità quello che il presidente CAO Giuseppe Renzo chiama il rischio di "mercificare" la professione.

Da sempre, soprattutto con l’avvento dell’implantologia, il dibattito se sia più etico curare un dente o sostituirlo con un impianto è aperto.

Recentemente l’FDI ha raccomandato i dentisti di mantenere il più possibile il dente naturale. Dall’altra parte chi fa notare che, spesso, "accanirsi" su di un dente per tentare di conservarlo è molto più costoso per il paziente, sia in termini economici che di tempo perso e disagio clinico, che estrarlo e sostituirlo con una corona ed un impianto.

E’ il dentista che deve effettuare le valutazioni del caso e proporre al proprio paziente le soluzioni più idonee spiegando vantaggi e svantaggi in modo che il paziente possa scegliere. Paziente che si fida del dentista che ha scelto affidandogli la cura della sua salute.

Ma chi garantisce al paziente che quanto proposto dal dentista non sia in realtà la soluzione più vantaggiosa per il professionista, e non solo dal puto di vista economico?

"Sono gli Ordini, nella loro terzietà, a garantire il cittadino della correttezza del trattamento proposto", dice ad Odontoiatria33 Giorgio Berchicci, presidente CAO di Iserina e coordinatore del Gruppo odontoiatria in Commissione etico deontologica. "Un trattamento che deve essere con certezza illustrato al cittadino paziente, e deve essere ampiamente documentato (radiografie, analisi cliniche, impronte dentarie). Tutte queste fasi rientrano nella prassi del consenso informato, mentre l’assenso alle cure proposte riveste i contorni di un vero contratto che le parti si impegnano a rispettare".

"E’ auspicabile -conclude il presidente Bercicci- una maggiore diffusione del ruolo e delle potenzialità dell’Ordine professionale in modo che il cittadino sappia a chi rivolgersi con fiducia per la valutazione delle cure proposte".

Tornando al caso della paziente di Torino curata in una clinica DentalPro, l’accusa è ben circostanziata visto che il dott. Mario Marcellino, consulente di parte della paziente, ha affermato (stando a quanto riportato dal quotidiano) che "in questi centri dove si accalappiano clienti panoramiche omaggio l’obiettivo non è la cura ma il business. E cavare i denti, per poi inserire una protesi, è più semplice e redditizio che curarli".

Secondo quanto rilevato da Odontoiatria33 nell’indagine sul rapporto dentista paziente condotta con AIOP nel novembre scorso (attraverso un’intervista web ai lettori di Dica33) emergeva come quasi il 30% dei pazienti che si rivolgono ad uno studio di una Catena odontoiatrica lo fanno per una riabilitazione implantologica conto il 5% di quelli che si rivolgono ad uno studio tradizionale per lo stesso motivo (vedi tabella al fondo). Anche per la protesica il divario è importante, circa il 24% dei pazienti che si sono rivolti ad una Catena sono stati protesizzati contro il 12% circa dei pazienti che si sono rivolti ad uno studio tradizionale.

"Credo che sostanzialmente il dato che avete rilevato sia corretto", commenta Michel Cohen l’AD di DentalPro e presidente dell’ANCOD, l’associazione che riunisce le principali catene odontoiatriche.

"Ma questo non è sinonimo di voler protesizzare a tutti i costi i pazienti che si rivolgono alle nostre strutture. Questi pazienti arrivano da noi con situazioni già compromesse perché non hanno trovato risposte dai dentisti tradizionali, anche per questioni economiche ma non solo. Nelle nostre strutture trovano un ambiente altamente tecnologico, efficienza, un ottimo rapporto qualità prezzo e non ultimo, la possibilità di rateizzare la spesa visto che, da noi, non è possibile effettuare pagamenti in nero".

Presidente Cohen che respinge le accuse avanzate dal dott. Marcellino. "Non accettiamo che i nostri medici, che ricordo sono come tutti i dentisti italiani laureati ed inscritti all’Albo degli odontoiatri, vengano accusati di curare i pazienti secondo logiche di business. Nelle nostre cliniche si curano i pazienti secondo scienza e coscienza, i nostri medici agiscono in assoluta autonomia seguendo la propria etica ed in casi di dubbi possono avvalersi della consulenza del nostro comitato medico scientifico. Le accuse del dott. Marcellino sono pesanti e prive di ogni fondamento e per questo stiamo valutando se passare alle vie legali".

In merito alla questione della paziente di Torino il presidente Cohen dice di conoscere la vicenda, di aver parlato con i medici che hanno seguito la paziente avendo ricevuto la conferma che tutto è stato fatto secondo i protocolli clinici ma di aver appreso solo dalla stampa della denuncia avviata nei loro confronti. "Forse ci voleva un articolo che screditasse le cliniche come se di casi di contenzioso odontoiatrico legati a terapie implantari con problemi non capitassero anche, e probabilmente in percentuali ben più superiori, negli studi professionali tradizionali", dice.

Fonte: Odontoiatria 33

AIO contro presidente ANCOD. Dichiarazioni inaccettabili che delegittimano i dentisti italiani

Associazione Italiana Odontoiatri sta valutando l’opportunità di azioni legali nei confronti di Michel Cohen, AD di DentalPro e presidente dell’ANCOD, l’associazione che riunisce le principali catene odontoiatriche, dopo che la sua difesa d’ufficio dei grandi centri su Odontoiatria33 del 12 ottobre sembrerebbe tracimare in un attacco ingiustificato nei confronti di quelli che lui chiama "dentisti tradizionali", destinatari di affermazioni che parrebbero metterne in dubbio competenza ed onestà.

L’intervista trae spunto dal caso  di una paziente cui in una clinica sono stati estratti 20 denti sottoponendola poi a riabilitazione implantologica, con relativo costo economico e biologico, salvo poi scoprire con l’aiuto di un nuovo dentista che le estrazioni effettuate erano "ingiustificate". La paziente ha presentato un esposto per lesioni gravissime contro la clinica, che appartiene alla catena Dental Pro. "Chiamato a spiegare l’accaduto Cohen non ha chiarito per quali motivi possa accadere che nei centri dentali si facciano così tanti impianti, ma ha detto che chi si reca nelle cliniche fa più impianti perché "presenta situazioni già compromesse" e "non ha trovato risposte nei dentisti tradizionali". I quali evidentemente non curano bene "per questioni economiche ma non solo". Qui sta forse dicendo che i dentisti tradizionali non sono professionali e per questo non sono in grado di fornire risposte ai pazienti che si recano quindi nei centri dentali?", si chiede il presidente AIO Pierluigi Delogu (nella foto).

"Cohen poi - continua Delogu - sottolinea come nelle cliniche sia possibile rateizzare i pagamenti visto che non si possono fare in nero. Anche sotto questo profilo mi chiedo a cosa si voglia alludere: la pratica di pagamenti illegali purtroppo è presente in molte categorie professionali e imprenditoriali ma ove la si volesse generalizzare nella nostra categoria- in forza di stereotipi triti - non farebbe certo onore agli innumerevoli Odontoiatri onesti che potrebbero aiutare certo il paziente e avvicinarlo alle cure".

"Insomma: che categoria siamo noi "dentisti tradizionali"?  La nostra Associazione, come riteniamo tutti gli Odontoiatri che con altre associazioni essa rappresenta, si sente lesa da tali affermazioni e si riserva di rispondere nelle sedi opportune alle affermazioni del presidente ANCOM, a meno che il dottor Cohen - conclude Delogu - non le chiarisca pubblicamente e non precisi meglio a chi fossero rivolte".

Fonte: Ufficio Stampa AIO


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