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17/03/2017

Impianto ad un euro. La società annuncia di ritirare la pubblicità

Il Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano, all’unanimità, ha approvato la presentazione della richiesta all’Autorità Garante della concorrenza e del Mercato (AGCM) di fermare la pubblicità in cui si reclamizza un “impianto dentale a € 1”.

Nell’esposto redatto e inoltrato, per conto di OMCeO Milano, dallo studio del Prof. Franco Gaetano Scoca e Associati si chiede all’AGCM di “intervenire a bloccare tale pubblicità ingannevole diffusa [ndr: da una società] sanzionandone l’operato in quanto posto in violazione degli obblighi di legge”.

A giudizio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano, supportato dal parere degli Avvocati, “la pubblicità è innanzitutto ingannevole in quanto volta a indurre in errore il consumatore sull’elemento del prezzo, nonché sulla natura della prestazione”. Nel titolo, infatti, si fa riferimento all’impianto dentale a 1 euro ma, spiega l’Ordine in una nota, “stando agli ulteriori elementi informativi contenuti nel testo, il costo per ogni dente impiantato risulta di 752 euro”.


“Da molto tempo – scrive Andrea Senna, Presidente Commissione Albo Odontoiatri di OMCeO Milano, in una lettera agli Associati - ormai assistiamo ad una deriva in ambito della pubblicità sanitaria che punta sempre più verso il basso anteponendo spesso alle giuste esigenze di informazione sistemi di bieco spot commerciale/promozionale con l’evidente scopo di illecito accaparramento della pazientela/clientela cercando di condizionare, attraverso offerte economiche che hanno dell’incredibile, una libera e ragionata scelta di ciò di cui il paziente ha veramente bisogno per la sua salute”.

“Gli Ordini professionali – aggiunge Andrea Senna - hanno poche armi a disposizione per far fronte a questo far west pubblicitario, avendo potere disciplinare solo sui Direttori sanitari iscritti nei loro albi provinciali. Una azienda che promuove una pubblicità scorretta può quindi purtroppo sostituire il suo DS, eventualmente sanzionato, con un altro magari di una Provincia diversa sul quale l’Ordine del territorio in cui la pubblicità scorretta è avvenuta non può quindi agire”.  

Il ricorso all’AGCM chiama in causa direttamente l’azienda responsabile della pubblicità ingannevole, “cercando per questa via di porre argine alla diffusione di pratiche lesive della leale concorrenza”.


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